TOCCHI DI DOLORE, UN VAN GOGH A 360 GRADI

Data Evento: 
Lunedì, Gennaio 21, 2019 - 18:30

Avventurarsi nell'arte e nella mente di Vincent Van Gogh significa intraprendere un percorso al termine del quale potrà succedere (o magari è successo senza che nessuno se ne sia accorto) di tutto. Un percorso che, cronologicamente, va dai ritratti di sofferenti braccianti e operai fino al profetico "Campo di grano con volo di corvi", secondo alcuni per l'appunto l'ultimo dipinto prima del suicidio del celeberrimo pittore olandese, tornato all'attenzione del grande pubblico, in questi giorni, grazie al film “Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità” di Julian Schnabel interpretato da un magistrale Willem Dafoe.

Esatto, su quell'angusto sentiero può accadere di tutto, come ieri sera, al Circolo Canottieri Roma, hanno dimostrato i protagonisti di "Tocchi di dolore - Il disagio esistenziale nella pittura di Van Gogh". Una serata condotta dalla dottoressa Fulvia Strano, curatrice e storica dell'arte per la Sovrintendenza capitolina ai Beni Culturali, con la partecipazione del fondatore e tuttora presidente del Centro Studi di Terapia Familiare e Relazionale, professor Luigi Cancrini, e lo psichiatra e psicanalista membro della Società Psicoanalitica Italiana, professor Paolo Boccara.

Dopo il saluto del presidente del club Massimo Veneziano e del consigliere alle Manifestazioni Edmondo Mingione, i tre hanno intrapreso quel percorso, offrendo alla nutrita platea numerosi spunti di riflessione sull'arte di Van Gogh nonché sul suo vissuto e le sue testimonianze rappresentati in quelle opere, dominate appunto da abbondanti tocchi di colore. E' sufficiente cambiare la consonante iniziale e da colore ci troviamo a dolore, di fatto il sigillo sulla vita tormentata dell'artista sin dalla sua nascita. Venne infatti al mondo un anno dopo la morte appena nato del fratellino da cui prese proprio il nome di Vincent Willem.

"Van Gogh è senz'altro uno dei pittori maggiormente sfruttati dal merchandising, che ha fatto leva su quello stile facilmente riconoscibile dalla gente. Una pittura che, tuttavia, proprio per questa spinta commerciale può giungere a noi 'anestetizzata'. Lo stesso Schnabel invita il pubblico a cambiare il modo in cui si osservano quelle opere", l'introduzione di Fulvia Strano che ha  poi spiegato come l'artista "non dipingesse la realtà, piuttosto il modo in cui lui viveva la realtà".

Van Gogh spegne pertanto i proiettori ma accende le luci sull'aspetto autentico. Persino nel suo ultimo saluto al pressante padre, pastore protestante: "Natura morta con Bibbia".

"Oggi, il sogno non è più il mezzo per decifrare qualcosa di nascosto, bensì qualcosa che permette di allargare i nostri orizzonti - l'intervento di Paolo Boccara - Ciò che possiamo fare è riattivarci per mezzo di questi dipinti. Personalmente, ho cominciato da ragazzino a guardare questi quadri con il pensiero che l'autore si era tagliato l'orecchio. Chissà che questo modo di pormi non mi abbia ispirato nella professione. Sono entrato dunque in questi sogni a occhi aperti, accorgendomi che ci consentono di avvicinarci a qualcosa di noi oltre a rappresentare senza mediazione alcuna qualcosa dell'artista".

A spiazzare tutti Luigi Cancrini: "La mia tesi di laurea verteva sui funghi allucinogeni che consentono di vivere con un'intensità particolare colori e suoni. Qualcosa che rimanda ai pazienti schizofrenici. Ciò ci lascia comprendere l'insegnamento secondo cui la natura sono io e questi quadri sono frutto dello sguardo con cui la percepisco. A me il titolo 'Tocchi di dolore' non convince, perché qui invece trovo gioia di vivere quasi 'panica'. Non solo dolore, quindi, ma anche la ricchezza di ciò che abbiamo dentro".

Interessante anche la parte relativa alla diagnosi del "paziente" Van Gogh. E se Cancrini ha posto l'accento sulla necessità di studiare il rapporto con la madre ("Per il resto vedo in quelle opere un amore per la vita quasi inebriante seppure difficile da sostenere"), Boccara ha invece sottolineato le difficoltà proprio sul piano diagnostico.

A chiudere l'evento, su suggerimento del consigliere Mingione, l'ascolto e la contestuale proiezione del video con la traduzione del testo di "Vincent" di Don McLean, la "Starry starry night" ispirata appunto a "Notte stellata" che ha fatto la storia della musica pop.

A proposito di "pop": spesso, nel corso dell'evento, è venuto fuori questo termine. Visto? Quando si comincia a parlare di Van Gogh, difficilmente si riesce a rimanere su un binario dritto e sicuro.

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